I frati cappuccini a Genova
Nel 1530 circa un primo drappello di Cappuccini trova ospitalità presso l’Ospedale degli Incurabili, o Ospedaletto, dove il Magistrato della Pia Opera assegna loro alcune stanze e la Chiesa di San Colombano. Pochi frati vengono chiamati a prestare la loro opera spirituale presso l’Ospedale di Pammatone.
Qui continuarono ad operare ad intervalli più o meno lunghi, alternandosi nell’officiare le funzioni nella chiesa con i sacerdoti riformati di Tortona, i Gesuiti, gli Agostiniani, i Crociferi, i sacerdoti diocesani. Non cessò anche il rapporto volontaristico con l’ospedale, intensificatosi nei momenti di particolare emergenza come per epidemie, tempi di influenza, ecc.
Con la convenzione del 1538, stipulata con l’amministrazione dell’Ospedale, i Cappuccini presero servizio in modo definitivo nella cura della Chiesa e nel Servizio degli infermi nell’Ospedale. Anche dopo le leggi di soppressione del 1866, il Presidente dell’Ospedale ottenne che due cappuccini continuassero il loro apostolato, figurando come sacerdoti diocesani. Oggi curano ancora ed officiano la chiesa, diventata Santuario di S. Caterina, dopo che gli ammalati furono totalmente trasferiti nel nuovo Ospedale di S. Martino (1942). Il Convento ospitò la Curia Provinciale dal 1955 al 1967.
Attualmente ospita l’Archivio Provinciale, il Museo dei Beni Culturali Cappuccini di Genova e il centro per l’assistenza religiosa agli emigrati latino-americani nella Diocesi di Genova.
Nel 1538 il Magistrato dell’Ospedale di Pammatone concede in uso ai Cappuccini il vecchio monastero di San Barnaba, sul colle di Carbonara, in Genova.
Nel 1540 nel Convento di San Barnaba si celebra il 1° Capitolo Provinciale, nel quale Padre Liberio da Domodossola viene eletto Vicario Provinciale e Padre Giuseppe da Ferno 1° Definitore. La provincia ha quindi un mirabile sviluppo ed entro il 1589 il numero dei conventi sale a 33, in Liguria, in Piemonte e nel Monferrato.
Dal 1589 al 1612 la Provincia monastica si estende da un capo all’altro della Liguria: da Nizza a Sarzana, mettendo i confini fino a Saluzzo, Pinerolo, Torino, Casale, Pavia, Varzi e Pontremoli.
Nel 1613 nel Capitolo Provinciale, convocato a Pavia, S. Lorenzo da Brindisi viene eletto Provinciale. Il duca di Savoia, Carlo Emanuele, pur amando i Cappuccini, pensa di far staccare da Genova tutti i conventi che la Provincia contava nei suoi Stati, con l’intento di creare una nuova Provincia autonoma. Sperava di vedere realizzato il suo intento nel capitolo di Pavia, ma ne fu deluso. Interdì quindi a S. Lorenzo da Brindisi la visita ai conventi del Piemonte e scrisse al Papa per ottenere la divisione della Provincia, almeno nel Capitolo successivo.
Nel 1618 nel Capitolo generale, a Roma, viene eletto Superiore dell’Ordine P. Clemente da Noto. Proposta ai Capitolari la questione della divisione della Provincia di Genova, si decide in favore e si estende il relativo Decreto, affidandone poi l’esecuzione a P. Giovanni da Venezia.
Nel 1630 la peste, che porta morte e desolazione in gran parte dell’Italia, mette in luce l’eroismo dei Cappuccini genovesi, che aiutano la popolazione colpita dal morbo sia nel capoluogo che in Liguria, ma soprattutto nell’entroterra.
Negli anni 1656/’57 i Cappuccini sono impegnati a fondo nell’assistenza dei colpiti della “grande peste”: negli ospedali, nei lazzareti, a domicilio. Una cinquantina di loro vi rimettono la vita.
Cessata l’epidemia, i Protettori dell’Ospedaletto chiedono ed ottengono che essi si assumano il servizio di assistenza religiosa nell’opera pia.
Nel 1679 ai Cappuccini viene affidata la gestione e la cura della farmacia (speziaria) dell’Ospedaletto. Dopo qualche anno (1690) lo stesso servizio viene richiesto anche dall’ospedale maggiore: quello di Pammatone.
Nel 1720 dopo pressanti e reiterate istanze, durate parecchi anni, i frati prendono stabile servizio di assistenza agli infermi di Pammatone, con annessa cura della chiesa della SS. Annunziata di Portoria.
Nel 1735 i Religiosi, preoccupati per i frequenti casi di infezione, per “ragioni figlie della necessità e non della volontà”, denunciano la convenzione con l’ospedale di Pammatone e si ritirano dal servizio.
Nel 1777 in numero di sedici, più un fratello coadiutore, riprendono l’assistenza degli infermi e l’ufficiatura della chiesa a Pammatone. Vi rimarranno fin oltre la soppressione napoleonica (1814).
Nel 1804 il 27 dicembre nasce a Camporosso Giovanni Croese. Morirà il 17 Settembre del 1866 dopo aver dedicato la vita agli altri. Nel 1929 Sua Santità Pio XI eleva agli onori degli altari fra Francesco Maria da Camporosso dichiarandolo Beato. Il 9 dicembre del 1962 Sua Santità Giovanni XXIII procede alla canonizzazione del Beato Francesco Maria da Camporosso, meglio conosciuto dal popolo come Padre Santo.
Il 13 settembre del 1810 quasi tutti i conventi vengono chiusi e abbandonati a causa della soppressione napoleonica.
Nel 1815 il convento della SS. Concezione è il primo che riapre dopo la bufera napoleonica.
Nel 1838 i Cappuccini rientrano al servizio nelle corsie dell’Ospedale di Pammatone e alla cura della chiesa dell’Annunziata.
Sul finire dell’800 P. Stanislao da Genova fonda a Loano il collegetto, o seminario serafico.
Nel 1925 viene decisa l’apertura di una nuova sezione di seminario per gli alunni più grandi a Finalmarina.
Nel ‘35 la Definizione Provinciale decide l’apertura di una terza sezione di seminario serafico, come scuola preparatoria, a Loano.
Nel ‘55 la Curia Provinciale è trasferita dalla SS. Concezione al convento di Santa Caterina di Portoria.
Nel ‘69 muore P. Umile Bonzi da Genova, fondatore nel dopoguerra dell’Opera “Sorriso Francescano” che accoglieva i ragazzi senza famiglia.
Nel ‘93 il Cardinale Arcivescovo di Genova Giovanni Canestri istruisce il processo diocesano per la Causa di Canonizzazione del Servo di Dio P. Umile Bonzi da Genova.
Nel 1999 il Capitolo Ordinario, anticipato a causa dell’invalidità dell’allora Ministro Provinciale
P. Vittorio D. Ghilardi, elegge P. Mariano Testa, che viene confermato anche nel 2002. Nel 2005 gli succede P. Francesco Rossi.