Frati Cappuccini Liguri

 
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Bambini del Perù
Bambini della Repubblica Centrafricana

REPUBBLICA CENTRAFRICANA

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Bimbi africaniI Cappuccini liguri inziarono la loro esperienza in Africa già nel 1600 in Congo e nell'Angola (Dobbiamo ad alcuni nostri valorosi missionari documenti storici preziosi sulle condizioni dei Regni del Congo. Vedi P. Sebastiano da Taggia e P. Cherubino da Savona).
Più tardi i Cappuccini Liguri operarono anche nelle Missioni di Tunisi e di Algeri.
Alcuni, come il Padre Alessandro Recogno da Varazze, ebbero altissimi riconoscimenti e numerose onorificenze per lo loro intensa e provvidenziale attività in campo sociale ed assistenziale.
L'avventura italiana in Eritrea ed Etiopia aprì nuovamente ai Cappuccini Liguri la via dell'Africa.
I nomi di Harar, Dire-Daua, Shaganeiti, Giggiga e Galoccia risuonarono spesso in Liguria, suscitando speranze per l'avvenire dell'Ordine in quelle terre e restarono nel cuore dei missionari anche quando le vicende politiche li costrinsero a rimpatriare.

Mappa della Repubblica Centrafricana

NEL CUORE DEL CONTINENTE NERO

Repubblica CentrafricanaFu nel 1949 che i primi Cappuccini Liguri arrivarono in Centrafrica (allora Africa Equatoriale Francese o Oubaugui-Chari).
Si trattava dei Padri Ireneo e Giusto e dei Fratelli Corrado e Bernardino (reduci dalla Missione Etiopica), che si recavano a collaborare con i Fratelli Tolosani e Savoiardi.
II piccolo drappello Ligure si rinforzerà nel 1951 con l'arrivo dei Padri Vincenzo Ferrari (a sinsitra nella foto) e Antonio Roba (essi pure reduci dall'Etiopia).
Il 1952 vedrà I'arrivo di P. Umberto Vallarino, Fr. Francerco Alfieri, terziario, e dei PP. Corlos e Leone da Buenor Aires (questi ultimi due del Commissariato Rio-Platense, fondato dai Genovesi).
Nel 1959 un altro piccolo drappello: P. Ernesto Rebagliati con i Padri Florido d'Arenzano e Raffaele da Pietrabruna (questi due saranno presto costretti a rimpatriare per ragioni di salute).
missione in CentrafricaNel frattempo, avendo i Padri della Provincia di Tolosa concentrato il loro impegno nel Ciad e quelli di Savoia nel settore di Berberati, ai Cappuccini Genovesi era stato affidato tutto il vastissimo territorio di Bouar.
Cresceva allora l'impegno della Provincia Ligure nell'invio di più consistenti e più fresche energie: partivano i Padri Cipriano Vigo ed Agostino Delfino (l'attuale Vescovo di Berberati) (1960), P. Valentino Vallarino (1963), i PP. Armando Gianni (I'attuale Vescovo di Bouar), Massimiliano Ferrari e Martino Mornacchi (1965), P. Mansueto Parodi (1966), e i Padri Antonino Ponteghini e Pio Vallarino (1967), i PP. Felice Moggia, Luca Spazzini e l'indimenticabile meccanico Fr. Pancho (Francesco) Montinaro (tutti nel 1970), i PP. Enzo Canozzi e Leone Montagner (1971), P. Agostino Bassani (1973), P. Cirillo Marchi e Fra Francesco Roncallo (1979).
Data la vastità del campo d'azione la Provincia Ligure sollecitava ed otteneva collaborazione da altre Provincie italiane ed estere.
La Provincia di Lucca collaborò in Centrafrica per un biennio col P. Gianfranco Lazzari.
La Provincia di Parigi inviò nel Centrafrica P. Marcel Connault che per un triennio attese alla formazione dei Frati indigeni.
La Provincia Veneta collaborò generosamente inviando P. Mariano Steffan, che attese per un triennio alla formazione dei Novizi e poi Fr. Giuseppe Tessari, prezioso ed infaticabile costruttore, P. Silvano Moro, addetto prima alla formazione ed successivamente impegnato nell'apostolato di brousse, e P. Severino Trentin, che cura le attività apostoliche e sociali nella brousse di Ndim.
La Provincia di Slovenia ha iniziato la collaborazione col P. Placido Prsa, che da circa 18 anni dirige la tipografia della Diocesi a Bouar.
La Provincia di Cracovia ha iniziato una preziosa collaborazione Missionaria, con i Padri Karol Knap, Riccardo Modelski, Ceslao Sulkoski, e continuata in questi anni con l'invio di altri Padri che si sono preparati sia a Parigi che in Italia.
Le Diocesi di Genova e Tortona hanno collaborato inviando alcuni sacerdoti, tra cui ricordiamo don Giovanni Cereti e don Andrea Armanini.



IL CAMPO D'AZIONE

Con il passare del tempo i Cappuccini Liguri hanno potenziato il loro impegno nel cuore del continente africano, nella attuale Repubblica del Centrafrica che, lo ricordiamo, è indipendente dalla Francia dal 1960, ed ha una superficie di 622.000 Kmq. (piu del doppio dell'Italia) ed una popolazione di circa due milioni e mezzo di abitanti.
Ai Cappuccini Liguri è affidata la parte nord-occidentale della Repubblica, compresa nelle Prefetture di Bouar e Bozoum, con una superficie di circa 45.000 kmq.
La Circorcrizione è stata eretta in Diocesi nel 1978 e affidata alla cura pastorale del nostro confratello Mons. Armando Gianni.
Il Centrafrica è detto le pays enclave, ossia il paese chiuso nel cuore del continente, senza sbocchi al mare (il porto più vicino è a 1.200 km. nel Camerun), senza grandi risorse: le grandi foreste del sud stanno quasi esaurendo le risorse di legno pregiato, i pochi diamanti, che i Centrafricani trovano setacciando la terra lungo i fiumi, arricchiscono solo gli Arabi che li trafficano.
Nelle savane del nord potrebbero prosperare, se coltivati con metodi più moderni il cotone e l'arachide, ma le distanze enormi e la pessima viabilità (non esistono strade asfaltate) li rendono poco competitivi.
La popolazione è un cocktail di molte razze: Baya, Karré, Mangià, Bacà, Bandas, Bororos, Haoussa: documento di un tumultuoso avvicendarsi di popoli belligeranti, razziati, fuggiaschi.
Dal punto di vista religioso, il gruppo più consistente sono gli Animisti (circa il 50%), seguiti dai Cattolici (circa 20%), dai Protestonti (circa20%) e dai Musulmani (circa 10%).
I Centroafricani non amano i Musulmani, dai quali sono stati schiavizzati in passato e dai quali sono oggi tenuti in soggezione economica.



L' EVANGELIZZAZIONE

Missione nella Repubblica CentrafricanaFurono durissimi i primi tempi per i Cappuccini Liguri nel Centroafrica.
La vita nelle capanne, in coabitazione con topi ed insetti di ogni genere, il dover conformarsi, per mancanza di mezzi, alle abitudini alimentari degli indigeni, i lunghi percorsi sulle piste sterrate per visitare i villaggi di brousse su camionette logore e inaffidabili e spesso in bicicletta o a piedi, sotto il sole cocente o sotto la pioggia, misero a dura prova la resistenza dei pionieri del Vangelo.
Senza dire dell'atteggiamento ostile dei Protestanti, che vedevano rapidamente dissolversi il successo conquistato in lunghi anni di lavoro.
Ma furono sorretti dalla Grazia di Dio.
La loro azione si consolidò nei centri di Bocaranga, Bozoum, Baboua (prima a N.D. de fatima e poi anche a St. Joseph), Ngaoundaye, Ndim, Bohong.
Dai centri l'azione apostolica si irradiò sempre più intensa nei piccoli villaggi disseminati nella brousse (savana).
Sorsero sempre più frequenti i posti di catechismo, contrassegnati da una croce; sorsero a centinaia le cappelle coperte con la caratteristica vegetazione della brousse.
Oggi sono ancora centinaia le cappelle così costruite, ma sono centinaia anche quelle costruite con blocchetti di cemento o con mattoni cotti in fornace (arte che gli indigeni hanno appreso dai missionari).
Ma, è importante ricordare che, il lavoro edilizio suscitato dai missionori è soltanto una punta di iceberg: il loro lavoro più grande, più bello e più importante è nell'edificazione della chiesa spirituale.
L'edificazione di una chiesa materiale è il segno evidente di una comunità cristiana solida, cresciuta nella fede e nella pratica religiosa.



L'IMPEGNO NEL SOCIALE

II messaggio evangelico vuole liberare l'uomo non solo dall'errore e dal peccato, ma anche dalla miseria, dalla fame, dalla malattia.
Conseguentemente i missionari non si sono mai limitati a fare della Catechesi e ad amministrare i Sacramenti.
Soprattutto i figli di S. Francesco, operando nelle missioni, sono sempre stati e sempre dovranno essere concreti portatori di pace e di bene.

Fin dalla prima ora, nonostante la scarsità dei mezzi, i Cappuccini Liguri si adoperarono fattivamente per alleviare le condizioni di miseria e di sofferenza degli indigeni, senza distinzione di razze o di religione.

Il loro impegno si concretizzò:
Nel settore sanitario: il missionario, sia nelle stazioni centrali, sia nei suoi villaggi di brousse, è sempre stato il buon Samaritano, che ha distribuito medicine, curato le ferite (sono frequenti le piaghe tropicali e le scottature).
L'impegno sanitario si è poi concentrato negli ospedali di Bocaranga (ove lavora ormai da 18 anni il medico Padre Luca Spazzini), di Ngoundaye e Baboua e nei numerosi dispensari.
Quest'ultima iniziativa dei dispensari è stata poi demandata alle Suore delle varie congregazioni che hanno per questo una specifica preparazione e una disponibilità e carità inesauribile.

I Missionari oggi si impegnano molto nel diffondere le cosiddette farmacie di villaggio.
Si tratta di cassette stipate dei medicinali di più largo impiego.
Le cassette vengono costruite in loco dagli artigiani indigeni utilizzando legni locali, in modo tale da creare occasioni di lavoro e soprattutto ottenendo dei manufatti molto resistenti al clima centrafricano.
Solo i medicinali vengono acquistati dalla Procura delle Missioni.
Il costo di ogni cassetta è di circa 250 Euro ed è stato oggetto di una macrorealizzazione organizzata dalla Fraternità Francescana gli anni passati che ha consentito di dotare ben 50 villaggi della brousse (savana) di questo preziosissimo supporto medico.
Le Suore ed il ns. medico P. Luca Spazzini, istruiscono due-tre persone di ogni villaggio all'uso dei medicinali contenuti nella cassetta, contribuendo ad aumentare le conoscenze igienico-sanitarie di tutta la popolazione.
Senza le farmacie di villaggio, la poverissima gente della brousse non avrebbe mai la possibilità di ingerire una pastiglia di clorochina o di aspirina, per combattere i terribili febbroni malarici.

il lavoro al centro agricolo missionario in CentrafricaNell'animazione rurale: il Centrafrica, abbiamo detto, non ha grandi risorse.
Un'avvenire migliore per i suoi abitanti può sperarsi solo dallo sviluppo agricolo, con l'abbandono delle monoculture (manioca, arachide, cotone) e con l'introduzione di più appropriati strumenti di lavoro.
La necessità di provvedersi degli ortaggi e della frutta ha fatto, da sempre, dei nostri missionari degli abili ortocultori.
Ogni missione col suo orto è diventata un centro agricolo, la cui importanza è andata ben al di là dei confini della missione stessa.
Gli africani hanno visto delle nuove colture e ne sono rimasti entusiasti, tanto che hanno chiesto ai nostri missionari di poter imparare queste nuove tecniche e conoscere le sementi.

La richiesta di sementi e di attrezzi di lavoro è quindi molto alta e si cerca di soddisfare il sempre maggior numero di agricoltori e/o aspiranti tali che si avvicinano alle Missioni.
Più l'agricoltura prenderà campo e meno poveri e sfaccendati ci saranno in giro nei villaggi.
Per questo sono sorti due grossi centri di animazione rurale: Ndim e Ngaoundaye.

Donna che pesta la manioca nella Repubblica CentrafricanaNdim: è partita da qui la coltura del riso di montagna, che ormai, diffusasi a macchia d'olio, è un fatto acquisito per tutto il nord-ovest della Repubblica Centrafricana.
Questo riso, che non ha bisogno di crescere nell'acqua, viene seminato all'inizio della stagione delle piogge e matura alla fine della medesima, crescendo fino a ragguengere l'altezza di circa 1,70 metri con una spiga abbondante.
Alla mietitura partecipa tutto il villaggio, comprese le mamme con i bambini portati con disinvoltura sulla schiena, assicurati al corpo della madre con un grosso fazzoletto.
Il riso è molto apprezzato, perché forma un felice connubio con le varie salse che vengono abitualmente preparate utilizzando, oltre alla selvaggina, i bruchi, le termiti, e le cavallette.
Per la salute dei centrafricani bisogna che il riso si diffonda sempre maggiormente sostituendo la farina di manioca nell'alimentazione.
L'utilizzo sistematico di quest'ultima, quasi completamente priva di sostanze nutritive, provoca gravi malattie, la più diffusa tra le quali è l'avitaminosi dovuta alla carenza di vitamine.

centro agricolo missionario in CentrafricaNgaoundaye: il Centro Agricolo di Ngaoundaye, fortemente voluto da Padre Umberto Vallarino, è la realtà che più ha salutarmente influenzato l'agricoltura della Repubblica Centroafricana.
Partito con l'aiuto degli alunni dello Scuola Catechistica, esso ha introdotto l'uso dell'aratro, prima sconosciuto, ed ha lanciato le nuove colture (riso, mais, soja) che, come già detto, si spera diventino presto sostitutive della poverissima manioca.
Intanto, per iniziativa di Fr. Francesco Roncallo è stato lanciata anche la coltura degli alberi da frutto.
Il Ministero dell'agricoltura ha riconosciuto l'importanza del centro di Ngaoundaye, conferendo a Fr. Francesco Roncallo le insegne di Cavaliere al merito agricolo della Repubblica Centroafricana.
Una medaglia che premia le fatiche non solo di Fr. Francesco, ma anche quella dell'iniziatore P. Umberto, e quella dei PP. Felice Moggia ed Enzo Canozzi, che insieme a Fr. Francesco, profondono nel Centro Agricolo generose energie.
La fortuna del Centro Agricolo è legata alla presenza della scuola Catechistica: sono i Catechisti i più validi esportatori dei nuovi metodi di lavoro (come l'uso dell' aratro a trazione animale) e delle nuove colture nei piu remoti villaggi della zona nord-ovest della Repubblica.

Scuola Femminile nella Missione di Ngaoundaye nella Repubblica CentrafricanaA fianco della scuola agricola, a Ngaoundaye, è sorta per iniziativa dei Missionari, la scuola femminile.
La donna in Centrafrica, non viene tenuta in molta considerazione: è addetta all'approvigionamento dell'acqua, alla spremitura delle arachidi, alla macinazione della manioca, ecc.
L'istruzione non viene tenuta in considerazione.
Per questo è sorta questa scuola, che da circa 25 anni è diretta da una missionaria laica Anneris, che si prefigge di combattere l'analfabetismo femminile e di insegnare alle giovani donne un mestiere, organizzando corsi di cucito, di ricamo, di maglia.
Le giovani sono molto brave e appassionate delle nuove tecniche.
Molte si mettono in proprio, contribuendo all'economia famigliare e quindi di riflesso, all'economia del villaggio di appartenenza.

Scuola Artigianale nella Missione di Bocaranga nella Repubblica CentrafricanaScuola Artigianale: un ruolo particolare ha avuto e ha nel processo di sviluppo di tutta la zona nord-ovest della Repubblica la scuola artigianale di Bocaranga.
Seguita con particolare attenzione da P. Cipriano Vigo e diretta dai vari Missionari laici che vi si sono avvicendati, essa ha iniziato al lavoro del ferro e del legno centinaia di giovani centroafricani ed ha introdotto nell'uso quotidiano degli indigeni decine e decine di oggetti dei quali non si aveva neppure l'idea.
La Scuola Artigianale produce letti, tavoli, sedie, finestre, armadi, gioghi, aratri, carri, carrette, ecc., tutte cose che non si immaginavano ed ora stanno diffondendosi ovunque con un conseguente notevole miglioramento della qualità della vita.
I giovani che escono dalla Scuola Artigianale e si mettono in proprio, portano con sè un bagaglio di nozioni e ricevono dalla missione, oltre ai ferri necessari al loro mertiere, periodica assistenza e fornitura del materiale necessario, giacché sarebbe loro impossibile procurarselo stante la distanza (circa mille chilometri di sterrato) dalla capitale Bangui.

Nel settore dell'animazione rurale fatto importantissimo è la trivellazione dei pozzi, profondi fino a 150 metri, per dare acqua potabile ai villaggi, agli ospedali e alle scuole.
Il discorso dell'acqua potabile è importantissimo: l'80% delle malattie tropicali dei Centrafricani sono causate dall'uso di acqua inquinata.
Le trivellazioni eseguite sono circa centocinquanta.
Il costo medio attuale di una trivellazione (compresi i tubi, la pompa ed il cemento) è di 15.000 Euro.
Un grosso aiuto ai ns. missionari in quest'opera di costruzione, oltre che dai tanti benefattori, è pervenuto dall'organizzazione Punto di Fraternità.



L'OPERA DEI CATECHISTI

Messa dei Frati Cappuccini in una Missione nella Repubblica CentrafricanaI Cappuccini Liguri, misurando le proprie energie con la vastità del campo apostolico, intuirono ben presto che nell'opera di evangelizzazione dovevano essere coinvolte le migliori energie indigene.
Incominciò quindi da subito l'opera di formazione dei Catechisti.
Bocaranga ebbe la prima scuola per i Catechisti, con il piccolo villaggio ad essi destinato.
Sorsero poi la scuola ed il villaggio per catechisti di Ngaoundaye.
Le due scuole, oggi più che mai efficienti, sono collegate: i Catechisti passano un anno a Bocaranga e due anni a Ngaoundaye.
Si tratta di giovani uomini sposati, con figli, scelti nei vari settori della missione dagli stessi abitanti dei villaggi tra gli elementi più capaci e volenterosi.
I Cristiani dei villaggi da cui provengono i Catechisti si impegnano a contribuire al loro mantenimento durante il triennio scolastico.
II loro contributo forse è più simbolico che reale (offrono sacchi di manioca, di miglio, di arachidi), ma ha tuttavia un significato spirituale altissimo e li aiuta ad educarsi alla cooperazione.
In questi tre anni i Catechisti oltre a studiare le Sacre Scritture, ecc. partecipano anche a corsi di educazione sanitaria, di agraria, di artigianato, ecc., diventando al loro rientro nei villaggi della savana, "motori di sviluppo", insegnando agli altri abitanti del villaggio quanto da loro appreso durante il periodo di formazione.
Attualmente la Diocesi di Bouar conta circa 500 Catechisti in attività.
La loro opera è preziosa ed insostituibile.
Sono i veri animatori della comunità cristiana.
Tre sere alla settimana insegnano il Catechismo agli adulti e ai Catecumeni e tre sere ai bambini.
La domenica sono loro a presiedere e ad animare la Liturgia della Parola, sostitutiva della Messa (il missionario, data la molteplicità del lavoro, può essere nei singoli villaggi solo sei-sette volte l'anno).
Alla luce di quanto appena descritto, risulta quindi di fondamentale importanza l'opera dei Catechisti, sia nell'opera evangelizzatrice del Centrafrica, sia nella crescita economica e sociale dei centrafricani.



I COLLABORATORI DEI MISSIONARI

Foto di gruppo in una Missione nella Repubblica CentrafricanaNon vogliamo ascrivere il merito di quanto è stato fatto nella zona nord-ovest del Centrafrica esclusivamente ai missionari Cappuccini.
Con loro hanno collaborato molti altri pionieri del Vangelo.
Li ricordiamo e li ringraziamo vivamente, scusandoci per eventuali dimenticanze:

I Padri Carmelitani di Liguria collaborano con noi da molti anni nel settore di Bozoum.
Le loro missioni hanno preso un meraviglioso sviluppo o Bozoum, a Baoro e Bossentelè e a Bouar-La Yolè, dove essi collaborano strettamente con noi nella conduzione del Seminario.

Le consorelle della Pia Unione S. Caterina da Genova sono al nostro fianco a Ngaoundaye fin dal 1962.
Hanno svolto e svolgono un lavoro stupendo sia nell'ospedale che nelle scuole di Ngaoundaye che nel dispensari e nelle scuole della brousse circostante.

Le suore della Carità di S. Antida Thouret, sia a Bocaranga che a Bohong, svolgono opera preziosa nell'ospedale, in vari dispensari e scuole della brousse.

Le suore Brignoline, a Boboua, danno un contributo validissimo sia in ospedale che nei dispensari, nonché si occupano della rieducazione degli handicappati.

Le suore Figlie di N.S. della Misericordia svolgono una intensa e benefica attività sia nel dispensario di Ndim sia in diversi dispensari e scuole della brousse.

A Niem operano ormai da diversi anni i Padri Betarramiti, curando l'evangelizzazione di una vasta zona che era praticamente scoperta.
Con loro collaborano le Suore Missionarie Francescane del Sacro Cuore di Gemona, che si dedicano particolarmente all'educazione delle ragazze e alla elevazione della condizione femminile.

Evangeliche e volenterose operaie a Bouar, fin dalla prima ora, sono le Oblate di S. Teresa, francesi. Altrettanto volenterose e generose sono, a Bouar ed a Bozoum, le Soeur Franciscaines de la Propagation de la Foi.

Come non ricordare le Clarisse Colettiane di Bouar? II loro Monastero è un punto di riferimento per tutta la Missione.
Come attività materiale esse preparano le ostie non solo per la nostra Missione, ma per tutta la Repubbblica Centrafricana.
Ma con la loro preghiera e la loro offerta spirituale esse fecondano il lavoro di tutti i missionari.
Il loro monastero è stato poi rilevato dalle Clarisse di Sarzana, ed anche con loro sta proseguendo una collaborazione intensa e feconda.

Il discorso non sarebbe completo se non ri ricordassero le decine di Missionari Laici, uomini e donne, sposati e non, che hanno dato alla missione anni preziosi della loro vita e con il loro lavoro qualificato e la loro testimonianza cristiana hanno lasciato un solco profondo e salutare nella storia del Centrafrica.

Abbiamo il dovere di ricordare gli organismi di volontariato (ONG): TVC (Tecnici Volontari Cristiani) di Milano, Cooperazione Internazionole (CI) CELIM di Milano, Movimento Sviluppo e Pace (MSP) di Torino, Punto di Fraternità (PdF) di Genova, CEBEMO (Olanda), Secours Catholique (Francia), Misereor (Germania), Adveniat (Germania), Action di Careme (Svizzera), LVIA di Cuneo, che patrocinando numerosi progetti di sviluppo, hanno teso una mano fraterna e sicura alle genti del Centrafrica.

E il nostro discorso sarà finalmente completo quando avremo ringraziato tutti quelli che, individualmente o in associazione, nel corso di questi 40 anni hanno generosamente aiutato i Missionari a diffondere la luce del Vangelo: PACE E BENE. Tutti li rimeriti il Signore e li benedica.



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